TRA I BINARI DI UNA STORIA…

Martedì 04 aprile 2023, le allieve e gli allievi delle classi 3L e 4S, insieme a Tamara Balducci e Michele Di Giacomo, hanno messo in scena lo spettacolo del progetto conclusivo per i 120 anni della camera del lavoro di Rimini, alle ore 10:00, svolto in aula Magna dell’ ISISS Gobetti. Le classi hanno svolto una serie di incontri per ricostruire la storia della Camera del lavoro, facendo esperienza diretta presso il Museo delle Officine Grandi Riparazioni (OGR) di Bologna, ascoltando i testimoni delle vicende dell’amianto e all’Assemblea Legislativa della regione Emilia-Romagna. La Camera del Lavoro di Rimini nel 2023 festeggia i 120 anni dalla sua nascita, è il 23 settembre del 1903 dove un nucleo sindacale dei ferrovieri di Rimini, convoca una riunione per parlare dell’assenza dei diritti sul lavoro, in quanto lavorare in una ferrovia è un lavoro faticoso e pericoloso, stesso discorso vale per tutti gli altri lavori, dove le condizioni sono anche peggio, per non parlare dei diritti delle donne! Alla riunione presero parte anche: calzolai, fornai, camerieri, cuochi, facchini, barbieri, macellai, fiammiferai. Una settimana dopo, viene formalmente Costituita la Camera del lavoro di Rimini ed approvato lo Statuto che dichiara lo scopo del nuovo organismo, cioè difendere l’interesse dei lavoratori e di servire da intermediaria tra l’offerta e la domanda di lavoro facilitando sia per gli uomini, sia per le donne una collocazione stabile e stipulando le contrattazioni seguite da cautele per quanto riguarda il lavoro degli apprendisti. La memoria è la capacità di tenere la traccia di informazioni relative a eventi, immagini, sensazioni, idee e tante altre cose… di cui si è fatta esperienza ed è possibile rievocare quando lo stimolo originario sia cessato riconoscendole come stati di coscienza trascorsi. La memoria è un insieme di ricordi personali che portiamo con noi in ogni momento, le nostre esperienze passate possono influenzare quelle del presente o future. Anche ascoltare memorie degli altri come nonni, genitori, amici è come se il ricordo poi diventasse anche il nostro e aiutarci a superare momenti di difficoltà, una memoria che cura.

A proposito di memoria, al Museo delle OGR sono stati intervistati degli ex lavoratori che hanno raccontato come l’amianto abbia rovinato sia la loro salute fisica sia quella mentale,  dato che queste persone hanno visto molti amici e amiche morire proprio a causa di questa sostanza. Purtroppo ancora per queste persone, morte sul posto di lavoro, non si è fatta giustizia, visto che ai processi non si trova mai il colpevole perché i direttori non restavano in carica più di quattro anni e non si può sapere con certezza il momento in cui ci si è ammalati.   In questa intervista, giustamente, è stato chiesto perché questi impiegati hanno continuato a lavorare nonostante la pericolosità dell’amianto fosse già stata scoperta negli anni 60, e la risposta è stata che loro hanno appreso la nocività dell’amianto solo nel 1979 da fonti esterne e anche dopo averne preso coscienza sono rimasti comunque sul posto di lavoro perché a casa avevano le famiglie da sfamare e inoltre avevano il desiderio di lavorare. Il lavoro è un’attività produttiva che ha lo scopo di soddisfare i bisogni delle persone, non a caso l’Italia è una Repubblica democratica fondata su di esso. Il lavoro è sacrificio, soddisfazione e naturalmente anche soldi, perché il lavoro va retribuito, mentre è la beneficenza a non essere retribuita, dato che si sceglie volontariamente di fare qualcosa senza essere pagati. Un’ occupazione può essere anche un sogno perché con impegno e dedizione si può fare di un interesse personale una professione. Naturalmente il lavoro perché sia soddisfacente e compiuto nel migliore dei modi deve essere  svolto in un ambiente sicuro, e purtroppo i lavoratori delle OGR sono venuti a sapere che stavano lavorando in condizioni disastrose solo quando un articolo su Panorama parlò di una fabbrica in America dove gli impiegati, che erano venuti a contatto con l’amianto, avevano ricevuto un risarcimento.  Appresa questa notizia gli operai si sono uniti e hanno chiesto spiegazioni all’azienda che durante un incontro, il direttore generale delle Ferrovie ha detto che c’era più amianto in Piazza Maggiore a Bologna che sui loro treni, a questo punto della conversazione i lavoratori se ne sono andati e hanno cercato di risolvere la situazione da soli: andando a vedere come si faceva e incalzando l’azienda a portare un livello di sicurezza sempre più alto.  E alla fine ce l’hanno fatta!

Martino Noemi 3S Serafini Carlotta 3S