11 Marzo 2026
Mattia Gervasio

UN RACCONTO A PARTIRE DALL’INTERPRETAZIONE DI UN’IMMAGINE.


Ero seduta lì, sulla mia sedia, il piacevole profumo del caffè risvegliava le mie narici in quella
fredda notte d’inverno.
Osservavo le persone passeggiare per la via, una via che conoscevo bene, ricordo ancora,
da bambina, i pomeriggi passati a giocare con le amiche, la nostalgia mi annebbiava i
pensieri, ogni sorso di caffè diventava sempre più amaro, malgrado i numerosi cucchiaini di
zucchero.


Il mio sguardo era perso nel nulla, i cittadini del mio piccolo borgo mi salutavano, ma io non
me ne accorgevo, provavo tristezza, ma non una tristezza normale, mi accorgevo di
un’emozione ignota, subdola, che si infiltrava dentro di me, ero simile ad una statua,
incapace di muovermi, incapace di mostrare sentimenti.
Sentivo la sedia scricchiolare sotto di me, così, infastidita, decisi di alzarmi ed andare a
passeggiare nel bosco, confinante con la città.
Giunta all’ombra di un pino, mi accorsi della luce che filtrava dalle foglie, la brezza mattutina
mi accarezzava i capelli, avvertivo un’emozione differente da quella di poco prima,
abbracciai l’albero, proprio come avrebbe fatto la piccola me, e scoppiai in un silenzioso
pianto. Tutto attorno si modificò, adoravo quel momento, non riuscivo a staccare i
polpastrelli dalla ruvida corteccia di quell’immenso albero.


Il mio orrendo carattere mi aveva allontanata dalle persone a cui volevo bene, ero sola, i
miei unici amici erano solamente gigantesche piante, ma quello che altre persone non
comprendevano era che, per me, gli elementi di quel pineto erano maestri, insegnanti di vita,
ma nessuno poteva capirmi.
Dopo la morte di mio fratello, sono rimasta sola, la vicenda di quel povero ragazzo
scomparso prematuramente mi ha sconvolto, adoravo la sua compagnia, i suoi sorrisi, il suo
carattere, ma una tremenda malattia non gli ha lasciato scampo. La mia vita da quel giorno
perse il suo significato, il mio sguardo non sarà mai più quello di prima.
Lui nutriva un grande affetto per la natura, il pino a cui ora sono attaccata io, lo avrebbe
abbracciato lui molti anni fa. Questi alberi sono il ricordo più vivo del fratello che vorrei
rivedere, anche per un giorno soltanto.

Mattia Gervasio 1°Q

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